<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786</id><updated>2012-01-30T13:02:33.252+01:00</updated><category term='cose'/><category term='anche io a volte'/><category term='politichese stretto'/><category term='fughe'/><title type='text'>a milano non fa freddo</title><subtitle type='html'>cose molto importanti</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>34</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-6543748640430565491</id><published>2011-12-23T20:07:00.004+01:00</published><updated>2011-12-24T00:19:56.175+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anche io a volte'/><title type='text'>Dopo Ticonderoga</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tendo sempre a dare le notizie con un certo ritardo, mi piacerebbe dire che lo faccio per qualche profonda convinzione, o perché mi piace lasciare decantare le cose, come il vino. Ma in realtà dipende solo da un malsano rapporto con lo scorrere del tempo e una fondamentale disorganizzazione.&lt;br /&gt;La notizia in questione, che, in verità, risale solo a poche settimane fa, è che ho scritto un racconto per il numero 0 di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Flanerì Mag&lt;/span&gt;, dato alle stampe in occasione della fiera di Roma &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Più libri più liberi&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Il mio racconto si intitola &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Dopo Ticonderoga&lt;/span&gt; e ha un protagonista che si chiama Zeno, senza avere nulla a che fare con la famigerata Coscienza di, e una protagonista che si chiama Violetta e, lei sì, ha a che fare con la Traviata, o quasi. Si può leggere sulla versione on-line della rivista, &lt;a href="http://issuu.com/vivaflaneri/docs/flaner_mag__0"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-6543748640430565491?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/6543748640430565491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/12/dopo-ticonderoga.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/6543748640430565491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/6543748640430565491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/12/dopo-ticonderoga.html' title='Dopo Ticonderoga'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-180603571628616208</id><published>2011-10-08T22:09:00.004+02:00</published><updated>2011-10-08T22:19:38.155+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anche io a volte'/><title type='text'>La mano di Antonius Block</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' uscito il nuovo numero di &lt;a href="http://www.collacolla.com/"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Colla&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, il primo dei tre speciali che i ragazzi della redazione proporranno nel corso dei prossimi mesi. Dentro c'è anche un mio raccontino breve, che si intitola "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La mano di Antonius Block&lt;/span&gt;" e parla del ponte di via Farini e della Nera Signora. Oltre al mio, poi, ci sono anche i racconti degli ottimi Michele Turazzi, Alessandro Romeo e Giacomo Buratti. Si trovano tutti on-line &lt;a href="http://www.collacolla.com/colla_10"&gt;QUI&lt;/a&gt;.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-180603571628616208?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/180603571628616208/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/10/la-mano-di-antonius-block.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/180603571628616208'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/180603571628616208'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/10/la-mano-di-antonius-block.html' title='La mano di Antonius Block'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-7962503519727477458</id><published>2011-10-01T15:31:00.007+02:00</published><updated>2011-10-01T21:03:29.230+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anche io a volte'/><title type='text'>Calce</title><content type='html'>&lt;style type="text/css"&gt;p { margin-bottom: 0.21cm; }&lt;/style&gt;        &lt;p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; font-style: italic;" align="JUSTIFY"&gt;Qualche mese fa mi è stato chiesto, da Subway edizioni, un racconto da inserire in un'antologia per gli 80 anni di ATM, e scriverlo, devo dire, è stato piuttosto divertente. Oggi l'antologia è stata presentata ufficialmente, io purtroppo non ho potuto partecipare e quindi al momento non ho ben chiaro come/dove si possa recuperare. In ogni caso il mio racconto c'è, lo giuro. Ed è un racconto d'ammore! Si intitola "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Calce&lt;/span&gt;", e chi volesse può leggerlo qui di seguito.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;Gigi il Magutt se la faceva con l'Eliana, che andava in seconda liceo al Beccaria ed era più alta di lui di un palmo intero. Aveva i capelli rossi e Gigi la chiamava “la mia streà”. Si vedevano al parco delle Basiliche nel tardo pomeriggio, poi l'Eliana doveva tornare a casa al Carrobbio per aiutare suo fratello con i compiti. Stavano seduti sulle panchine lungo il viale, si raccontavano la vita e Gigi le accarezzava le guance con le mani screpolate dal lavoro di febbraio. Le mani dell'Eliana invece erano tiepide e perfettamente lisce, protette da guanti verdi che le arrivavano al gomito e che di tanto in tanto tirava su attraverso le maniche del cappotto. A volte si presentava agli appuntamenti con il cane, un bassotto dal pelo ispido e le gambe corte che chiamava Sir John Willoughby, come il protagonista di un romanzo d'amore. Per Gigi il Magutt invece era “La Pantegana” e chiedeva all'Eliana se per caso l'avesse pescato nel naviglio. Lei allora gli tirava una pacca sulla spalla, era una pacca che non faceva male a nessuno e Gigi rideva. Non odiava La Pantegana, lui, ma gli sembrava di dover dividere la sua morosa con un altro per quei pochi e brevi momenti in cui l'aveva a disposizione. Un altro che mordeva il guinzaglio e la distraeva mentre Gigi cercava di baciarsela tutta.&lt;br /&gt;Gli anni di differenza erano otto, Gigi ne aveva venticinque ed era magutt dai sedici, ogni tanto arrivava agli appuntamenti in ritardo, ancora sporco della polvere del cantiere.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;La prossima volta non ti aspetto&lt;style type="text/css"&gt;p { margin-bottom: 0.21cm; }&lt;/style&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, diceva lei, credendoci poco, con la voce che cedeva mentre cercava di sembrare arrabbiata.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Ti costruirò un palazzo&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»,&lt;/span&gt; le prometteva allora Gigi. Le raccontava di come impastava la calce, quale fosse la migliore tecnica per gli infissi, e l'Eliana, che era abituata a mandare a memoria i versi dell'&lt;i&gt;Iliade&lt;/i&gt;, lo guardava con tanto d'occhi e pensava di amarlo ancora di più.&lt;br /&gt;Quando tornava a casa Gigi il Magutt ci ripeteva &lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Io questa me la sposo&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, lo urlava appena apriva la porta, cercando di centrare al volo il gancio del cappello.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Gigi, una come quella la fanno sposare con un medico, vacci finché puoi&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, gli dicevamo.&lt;br /&gt;E il cappello cadeva a terra.&lt;/p&gt;       &lt;p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;In tutto eravamo quattro, tutti scapoli. Ci dividevamo due appartamenti sullo stesso pianerottolo in un palazzo di Viale Gorizia. Affacciandoci dalla finestra vedevamo le barche nella Darsena e sporgendoci un po' verso destra riuscivamo persino ad immaginare uno scorcio del naviglio. La Rosaria, che ci veniva a fare i mestieri due volte a settiman&lt;span style="background: none repeat scroll 0% 0% transparent;"&gt;a, dice&lt;/span&gt;va che avevamo bisogno di una donna, che non era possibile vivere in quella sporcizia. Una volta aveva trovato nel bidet degli attrezzi da lavoro di Gigi e per convincerla a restare avevamo dovuto alzarle la paga. Abitava a Opera e dopo i quattro piani di scale si aggrappava alla ringhiera ripetendo &lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Oioioi il mio diabete&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;. E nessuno capiva mai cosa c'entrasse il diabete con le scale.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Su Rosaria su&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, le facevamo noi passandole un bicchiere d'acqua.&lt;br /&gt;Oltre a me e Gigi il Magutt c'erano il Mario e l'Erardo.&lt;span style="background: none repeat scroll 0% 0% transparent;"&gt; Lavoravano entrambi sul 15, uno guidava e l'altro era allievo controllore. &lt;/span&gt;L'Erardo era bravissimo a mettere a tacere gli ubriachi e ormai erano anni che si facevano assegnare lo stesso turno. Preferivano quello che andava&lt;span style="background: none repeat scroll 0% 0% transparent;"&gt; dal tardo pomeriggio a notte fonda&lt;/span&gt;. Era raro che fossimo tutti a casa nello stesso momento, e quando capitava finivamo al bar di sotto e tiravamo le tre seccando bottiglie di rosso e parlando di politica e della morte di Fausto Coppi, di cui ancora dopo un mese non riuscivamo a capacitarci. Altre volte giocavamo a scopa nella nostra cucina, mia e di Gigi, che il Mario e l'Erardo nella loro non ci avevano mai preparato neanche un uovo. L'intonaco era crepato in diversi punti, sul soffitto sopra i fornelli si era formato un alone scuro di cenere, le mensole erano fissate male e ogni volta che una porta sbatteva le stoviglie vibravano una contro l'altra. Era l'unica stanza della casa che avesse un tavolo e non c'era un mobile che non fosse stato recuperato su un marciapiede o da qualche parente che voleva liberarsene. L'Erardo quando fumava teneva la sigaretta stretta all'attaccatura tra indice e medio, ad ogni boccata pareva cercasse con passione il palmo della mano e noi lo osservavamo sogghignando.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Che volete, ho imparato così&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, ci diceva placido.&lt;br /&gt;Io ero l'unico che studiava ancora, lettere classiche. Per pagarmi l'università ogni tanto aiutavo Gigi in cantiere.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Vuoi che gliele dia io, le ripetizioni di latino all'Eliana?&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt; lo provocavo mentre andavamo al lavoro. Ma quello quasi non mi stava neanche a sentire.&lt;/p&gt;          &lt;p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;Così passava l'inverno. E l'inverno a Milano, in quei mesi scuri tra il Natale e la primavera, è un deserto senza speranza, è la pianura padana che cerca di entrare dalla finestra e si accomoda in salotto. Andavamo a dormire e ci svegliavamo senza riuscire a dire con certezza che ore fossero, ci facevamo coccolare dalla nebbia ripetendo macchinalmente i soliti, quotidiani gesti. Il Mario ad ogni incrocio malediceva i passanti che si gettavano in mezzo alla strada un attimo prima del passaggio del tram. Noi altri camminavamo a testa bassa nel buio, stringevamo stretta la sciarpa e cercavamo di scacciare il freddo che ci attanagliava le tempie interrompendo ogni pensiero. Continuavamo ad avere i geloni alle mani ogni volta che prendevamo la bicicletta, io studiavo per gli esami, l'Erardo faceva scendere gli ubriachi dal 15 tenendoli per il bavero del cappotto. Finché un giorno di quegli ultimi mesi ostili Gigi il Mag&lt;span style="background: none repeat scroll 0% 0% transparent;"&gt;utt aveva combinato &lt;/span&gt;il guaio.&lt;br /&gt;Era tornato a casa col viso amareggiato&lt;span style="background: none repeat scroll 0% 0% transparent;"&gt; e le mani affossate nelle tasche del cappotto.&lt;/span&gt; La porta d'ingresso aveva sbattuto facendo tintinnare tutti i bicchieri sulla mensola in cucina. Gigi non aveva urlato ai muri che “quella se la sarebbe sposata”, non aveva neppure tirato il cappello verso il gancio. Gli era rimasto sulla testa, floscia e mesta lana sbattuta su quei capelli castani e bianchi dalla polvere di gesso.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Sono un pirla&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, mi aveva detto Gigi il Magutt con il cappello ancora calcato in testa, dopo essersi dimenticato l'appuntamento con l'Eliana.&lt;br /&gt;Era il giorno del suo onomastico, e avrebbe dovuto portarla al ristorante, una trattoria bolognese sul Naviglio Grande, con i soldi dell'ultima paga. L'aveva proposto lui.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Che finalmente ti posso offrire qualcosa&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, aveva aggiunto.&lt;br /&gt;E invece all'appuntamento per l'onomastico Gigi il Magutt non ci era mai &lt;span style="background: none repeat scroll 0% 0% transparent;"&gt;andato. &lt;/span&gt;Era rimasto a brindare l'arrivo di quei pochi soldi con gli altri manovali di fronte al cantiere di Mac Mahon. Si erano versati da bere per un'ora, e poi un'altra ora, e poi un'altra ora. Gigi aveva guardato le gambe delle cameriere, le aveva apprezzate e aveva disquisito con i presenti su quali fossero le migliori, senza ricordarsi di quelle che lo stavano aspettando dall'altra parte della città.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Dice che aveva ragione la sua amica, la Bice, che con uno come me non c'è futuro&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Gigi si era tolto il cappello, poi se l'era rimesso, aveva guardato me, i miei libri, il mio vocabolario, ed era uscito senza dire altro.&lt;br /&gt;Quella notte non era più rientrato.&lt;/p&gt;           &lt;p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;La casa occhieggiava alle prime luci del giorno dal centro del Carrobbio, piantata in mezzo alla strada esattamente sotto alle finestre dell'Eliana. Il punto focale di un convulso nodo di macchine, tram, esseri umani che si dipanava verso via Torino tra le urla degli &lt;span style="background: none repeat scroll 0% 0% transparent;"&gt;impiegati i&lt;/span&gt;n ritardo e le sirene dei vigili. Bisognava divellerla dalla strada, qualcuno aveva chiamato i pompieri, che si sbrigassero che la gente doveva andare al lavoro. Era un palazzo alto all'incirca un metro e sessanta centimetri, largo un poco di più. In mattoni grezzi, senza rivestimenti e intonaco, ma intorno alle finestre e alla porta erano stati posti dei listelli di legno a segnare gli stipiti. Aveva addirittura il suo bravo camino, e sulla facciata era stato scritto in vernice rossa “Scusa”, in quello spazio tra le finestre dell'ultimo piano e il tetto, dipinto anch'esso dello stesso colore. Era un palazzo frettoloso, tirato su alla luce dei lampioni, ma dalle proporzioni perfette. Minuscolo, in mezzo ai giganteschi edifici che lo attorniavano, svettava dignitosamente tra le rotaie, rivendicava con sfida la sua presenza nella pianta urbana.&lt;br /&gt;Eravamo stati sicuri fosse opera di Gigi fin da subito, dalla telefonata del Mario dal bar di Cesare Correnti.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Una casa&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, aveva detto il Mario.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Una casa come?&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt; gli avevo chiesto.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Una casa casa. Con le finestre e il tetto, alta fino al petto, larga come quattro cassette una accanto all'altra. È cementata alla strada, non passa niente, è tutto bloccato&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Ci chiedevamo come avesse fatto, a costruire una casa per le bambole, una casa per l'Eliana, presumibilmente tra il tramonto e l'alba, senza che nessuno l'avesse visto, senza che un tram o una macchina gli fossero andati contro, mandando all'aria i mattoni ancora prima che potessero saldarsi.&lt;br /&gt;Al Carrobbio abbiamo osservato i pompieri prenderlo a picconate, il palazzo di Gigi il Magutt. Sventrarlo a poco a poco e poi raschiarne via le macerie dalla strada. I bambini cercavano di avvicinarsi, chiedevano alle madri che li trattenevano perché lo stessero distruggendo. Nessuno, a parte loro, sembrava ritenere più di un momentaneo disagio da estirpare la dichiarazione d'amore che Gigi il Magutt aveva cementato nel centro di Milano.&lt;br /&gt;L'Eliana ci aveva riconosciuti dall'altro lato del marciapiede, ci aveva salutati con un cenno della mano, mentre guardava il suo palazzo con gli occhi che ridevano.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Guarda come se la gongola&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, aveva commentato il Mario mentre gli ultimi pezzi di calce rotolavano per la strada.&lt;br /&gt;Sapevamo che Gigi se la sarebbe ripresa, l'Eliana, con quella bravata da muratore romantico.&lt;/p&gt;        &lt;p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;Gigi il Magutt il necessario per costruire quella casa del perdono l'aveva rubato al cantiere di Mac Mahon, diventato per lui un'entità dotata di vita propria, che l'aveva strappato a forza dalle braccia dell'Eliana. Ce lo aveva raccontato in una &lt;span style="background: none repeat scroll 0% 0% transparent;"&gt;trattoria &lt;/span&gt;davanti al deposito in Pietro Custodi. Eravamo andati a recuperare l'Erardo per riferirgli le&lt;span style="background: none repeat scroll 0% 0% transparent;"&gt; spacconate &lt;/span&gt;del nostro manovale innamorato e l'avevamo trovato lì, Gigi, sotto il tabernacolo all'entrata che guardava in su, come se la sua prodezza notturna non gli fosse bastata e si volesse arrischiare pure a spiare sotto le gonne della Vergine.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Ecco, ringrazia la Madonna!&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt; gli aveva urlato il Mario dall'imbocco della via.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;L'Eliana se la mangiava con gli occhi quella tua casuccia. Ringrazia il Cielo, 'va!&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Eravamo rimasti a commentare con dovizia di particolari l'impresa del Gigi, appiattendoci contro il muro per scansare i tram che andavano e venivano. Dall'entrata del deposito vedevamo il soffitto che pareva ricamato nel ferro in un intreccio di travi metalliche. Un po' più in là c'era il cielo di Milano, dello stesso colore della lamiera del deposito, disteso sopra di noi come una coperta. Ma non ci pareva più di essere prigionieri della nebbia, non sembrava quasi neanche febbraio. Eravamo felici, tutti, di una felicità impercettibile e immotivata, Gigi il Magutt con quella casa aveva fatto il miracolo, mica la Madonna.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;La colazione ve la pagate voi però&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, ci aveva detto mentre entravamo in trattoria.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Che se l'Eliana ancora mi parla gliene dovrò offrire almeno venti&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Quando gli avevamo chiesto se qualcuno in Mac Mahon poteva averlo visto portare via tutta quella roba, Gigi il Magutt aveva continuato a versarsi il vino &lt;span style="background: none repeat scroll 0% 0% transparent;"&gt;in silenzio. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;          &lt;p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"&gt;L'avevano trovato il Mario e l'Erardo, tornando dal turno di notte, sulla strada di casa. L'avevano trovato bloccato tra due piemontesi grossi e quadrati, venuti dal Mac Mahon per scrivergli in faccia con i pugni che le sue romanticherie poteva farle con la calce di qualcun altro.&lt;br /&gt;Gigi il Magutt si trovava imbelle tra quelli, quasi ridicolo mentre un piemontese gli teneva stretta intorno al collo la sciarpa che gli aveva cucito sua nonna quando se n'era venuto a Milano, e l'altro lo riempiva di colpi sul naso e sul costato. Così in due lo trascinavano giù dalla scalinata di Ascanio Sforza portandolo lontano dalle luci della strada, verso il Pavese, che alle due di notte è frequentato solamente dai topi.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Ma che volete, avranno voluto rapinarlo&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, avevano sostenuto i carabinieri alzando le spalle. Si erano materializzati dalla nebbia, mentre quei due se la davano a gambe lungo la sponda del naviglio rincorsi dal Mario e dall'Erardo. Si erano trovati lì, i due carabinieri, i due tranvieri e i due piemontesi, con in mezzo Gigi il Magutt, tutto pesto, che a malapena si reggeva sulle gambe.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;E sai andargli a spiegare la storia di Gigi e dell'Eliana&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, mi aveva raccontato il Mario.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Meglio lasciargli credere che cercassero dei soldi&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Gigi il Magutt era tornato a casa con tante di quelle costole in meno che Dio avrebbe potuto crearci un esercito di prime donne, pronte a farlo impazzire d'amore e costruire monumenti in loro onore per tutta la cinta dei Bastioni. Il naso era gonfio e rosso come un pomodoro e gli occhi due melanzane mature.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;«&lt;/span&gt;Gigi con la tua faccia ci prepariamo un minestrone&lt;span style="font-family:Times New Roman,serif;"&gt;»&lt;/span&gt;, gli avevo fatto io come aveva messo piede dentro casa.&lt;br /&gt;Non aveva neanche più il cappello da lanciare, finito chissà dove mentre gli facevano conoscere a suon di cazzotti tutto il Ticinese. E mentre l'Erardo e il Mario mi raccontavano l'accaduto quello se ne stava a guardarci cercando di aggiustarsi la faccia con del ghiaccio. Spostava la pezza a destra e a sinistra, poi verso il naso, poi ancora sulle borse degli occhi, e non era mai abbastanza per coprire ogni danno. Non diceva una parola, pareva quasi divertirsi mentre quei due mi dicevano che l'avremmo trovato l'indomani in un fosso, se loro non avessero fatto quel turno straordinario.&lt;br /&gt;Ma Gigi il Magutt non faceva una piega, con le sue ossa rotte e il suo ghiaccio se ne stava beato a guardare il soffitto. Perché tanto, prima delle botte, aveva passato il pomeriggio nei giardini di Piazza Vetra, che con quella casetta in mezzo al Carrobbio se l'era ripresa, l'Eliana.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-7962503519727477458?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/7962503519727477458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/10/calce.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7962503519727477458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7962503519727477458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/10/calce.html' title='Calce'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-1826602726467989113</id><published>2011-09-30T19:07:00.010+02:00</published><updated>2011-09-30T19:43:54.267+02:00</updated><title type='text'>*</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi sono chiesta più volte, in questi mesi, se tenere o cancellare il blog. Il concetto stesso di "blog" comincia a urtarmi, in un mondo in cui tutti si improvvisano raffinati conoscitori di politica, società, cultura e chi più ne ha più ne metta.  L'insieme di queste pagine, poi, è piuttosto disorganico, ci sono link a miei racconti su altri siti, pseudo-memorie, mini narrazioni, il tutto senza un filo conduttore vero e proprio. Alla fine, ieri sera, ho riletto ogni pagina: ad alcuni post sono decisamente affezionata (alla storiella di Sartre e Simone De Beauvoir, per esempio), in altri invece, sebbene siano vecchi solo di un paio d'anni, mi riconosco con difficoltà. Insomma, ero sul punto di decidermi a cancellare il tutto quando sono incappata in una cosa scritta nell'ottobre 2009, nulla di speciale se non per il fatto che fra le righe ho trovato questa frase "[..] e le uniche due torri di Milano, una a destra e una a sinistra". Stavo descrivendo la visuale dal Duomo, quindi immagino mi riferissi alla Torre Velasca e al Pirellone. In un altro post, pubblicato per caso esattamente un anno dopo, nell'ottobre 2010, parlavo invece della foresta di grattacieli che assale l'Isola. Adesso, alla vigilia dell'ottobre 2011, guardando Milano dal tetto del Duomo non vedrei più due torri, una a destra e una a sinistra, ma una marea di grattacieli e gru. Allora ho pensato che forse vale la pena tenerlo, questo spazio disordinato che ho aggiornato in modo palesemente discontinuo negli ultimi tre anni. E forse vale anche la pena continuare a scriverci di tanto in tanto. Cambia la città, cambiamo noi, ma in questo momento sento la necessità, totalmente autoreferenziale -per carità-, di non lasciar scappare i ricordi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-1826602726467989113?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/1826602726467989113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/09/blog-post.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/1826602726467989113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/1826602726467989113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/09/blog-post.html' title='*'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-7790935017879599989</id><published>2011-02-17T18:38:00.004+01:00</published><updated>2011-10-01T21:40:37.885+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>Castelli</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di nuovo per &lt;a href="http://rivistafollelfo.com/"&gt;Follelfo&lt;/a&gt;, di nuovo brevissima e sul morboso andante.&lt;br /&gt;Questa cosa comincia così: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Margherita mi osservava in silenzio",&lt;/span&gt; finisce cosà: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Poi era uscita in corridoio scuotendo la testa"&lt;/span&gt;, e la leggete &lt;a href="http://rivistafollelfo.com/2011/02/17/castelli/"&gt;QUI&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-7790935017879599989?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/7790935017879599989/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/02/castelli.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7790935017879599989'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7790935017879599989'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/02/castelli.html' title='Castelli'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-3940708877546721664</id><published>2011-02-05T13:59:00.004+01:00</published><updated>2011-10-01T21:40:18.651+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>Miglioramento</title><content type='html'>Ho scritto questa cosa su &lt;a href="http://rivistafollelfo.com/"&gt;Follelfo&lt;/a&gt;, è brevissima (ma proprio brevissima) e anche un po' sentimentale.&lt;br /&gt;Finisce così: "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non ho mai capito se sapesse che non era vero&lt;/span&gt;", e potete leggerla &lt;a href="http://rivistafollelfo.com/2011/02/05/miglioramento/"&gt;QUI&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-3940708877546721664?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/3940708877546721664/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/02/miglioramento.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/3940708877546721664'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/3940708877546721664'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2011/02/miglioramento.html' title='Miglioramento'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-321922351787312083</id><published>2010-12-25T18:15:00.007+01:00</published><updated>2011-10-01T21:40:00.252+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>Three to get ready</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La cosa che odiavo di più era quando il getto della doccia diventava improvvisamente freddo. Succedeva durante tutto l'anno, ma me ne rendevo conto solo in inverno. Era un inconveniente dovuto ad un difetto delle tubature, che prima di arrivare al bagno passavano per la cucina dell'appartamento di sotto. Ci vivevano due francesi, nell'appartamento di sotto, avevano una bambina piccola e cucinavano tutto il giorno. Mi rubavano l'acqua. La temperatura calava di colpo, passava dai trentacinque ai quindici gradi senza preavviso. Io allora mi lanciavo contro il muro, aderivo con la schiena alle piastrelle alzandomi in punta di piedi per non prenderne neanche un poco, di quell'acqua gelida. Osservavo il getto, allungando di tanto in tanto una mano per sentire se era tornato caldo. Era un gesto vano, una domanda retorica, perché intanto le gocce mi schizzavano impietose sulle cosce, facendomi venire la pelle d'oca. Ogni tanto lo sbalzo di temperatura mi faceva piangere. Quando sentivo farsi strada tra le mie scapole il rivolo gelato, mentre avevo i capelli ancora coperti dal sapone che stavo massaggiando, mi scoppiavano in petto una serie di singhiozzi brevi e veloci, a metà strada tra una risata e una protesta. Strepitavo forte, ritraendo con stizza le dita dei piedi, poi un attimo dopo mi sentivo stupida, ammutolivo. Restavo così, a fissare l'acqua corrente spingendomi il più possibile  contro il muro, per minuti eterni che continuavano ad accumularsi uno  sull'altro. Era l'esperienza più simile alla fede che avessi mai provato, quella disperata attesa dell'acqua calda.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-321922351787312083?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/321922351787312083/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/12/come-stai.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/321922351787312083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/321922351787312083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/12/come-stai.html' title='Three to get ready'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-8895968287027151670</id><published>2010-11-01T13:46:00.006+01:00</published><updated>2011-10-01T21:39:36.643+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>Diaristica</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da grande voglio fare Kofi Annan, mi diceva Francesca. Aveva gli occhi grandi e una sorella piccola a cui faceva i compiti di inglese. Non era brava in inglese, la sorella piccola. Francesca sì, Francesca era brava in molte cose. Tornando a casa da scuola mangiavamo i surgelati della Findus, fuori pioveva forte, su via Foppa. Pioveva spesso, per tutto l'inverno. Si fumava sul balcone, con le gocce  che rimbalzavano sulla balaustra di metallo, gettando il filtro della sigaretta con un movimento veloce del pollice e del medio. Pioveva sempre e io ero sempre a casa di Francesca. Anche quando ho incendiato la scrivania di fronte al suo letto pioveva. La scrivania era in legno, come la maggior parte delle scrivanie, superficie lucida e chiara, la luce calda, i copriletti rossi. Il resto della casa era in ristrutturazione, mancavano le porte. La casa di Francesca era sempre in ristrutturazione, ogni tanto cambiava l'ordine delle stanze, altre volte solo la disposizione dei mobili. Io ero triste, di quella tristezza atroce che si prova solo a sedici anni, quando le ingiustizie sembrano riversarsi sull'esistenza come la guerra. Come i simulatori di viaggi spaziali al Lunapark, che si fermano nel momento esatto in cui senti le budella implodere, lasciandoti in piedi sulla terra sporca, con la testa che gira e niente di reale da incolpare per la nausea che sale. Fuori pioveva ed era incredibilmente buio, su via Foppa. Giocavo con un foglio di carta e un accendino, perché quando si è tristi, a sedici anni, non si pensa alla combustione, non si pensa proprio alla chimica. Il tavolo è stato spento da Francesca, io l'ho acceso e poi l'ho anche indicato, ma non spento.&lt;br /&gt;Ancora adesso a Milano continua a piovere spesso, in inverno, e le stanze della casa di Francesca hanno cambiato ordine molte volte. La scrivania  però c'è ancora, ha una macchia scura al centro. Francesca vuole fare Kofi Annan, forse.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-8895968287027151670?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/8895968287027151670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/11/diaristica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/8895968287027151670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/8895968287027151670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/11/diaristica.html' title='Diaristica'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-2778586949369747438</id><published>2010-10-06T22:31:00.009+02:00</published><updated>2011-10-01T21:39:17.430+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>Alt un attimo ferma un poco il gioco</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Grattacieli, grattacieli molto alti, come quelli delle grandi città dell'America, come quelli di Shanghai e di Tokyo. Grattacieli che sembrano essere stati poggiati in quell'esatto punto per sbaglio, in attesa di un'altra destinazione. Grattacieli che invece hanno radici di cemento e metallo che scendono giù giù sotto la strada. Con le luci rosse che lampeggiano intorno al cornicione per farsi avvistare dagli aerei, con un corpo massiccio, sinuoso per finta, ricoperto di vetrate che riflettono la luce gialla e grigia. Quella luce cupa che avverte i milanesi fermi al raccordo autostradale che sono arrivati a casa. E poi gru, tantissime gru, intorno alla stazione Garibaldi. Perché vogliono farne altri, vogliono farne ancora, vogliono farne di più, sempre di più. Anche se occuperanno tutto il cielo. Anche se tutte le piante dell'Isola moriranno senza luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Le piante sui balconi moriranno?" chiede Valeria a suo fratello, guardando fuori dalla finestra.&lt;br /&gt;Lui non la sente, in piedi sulla sedia sposta veloce i libri accatastati tra gli scaffali a muro. Con una gomitata fa cadere una pila di Dylan Dog.&lt;br /&gt;"Ivan! Le piante sui balconi moriranno?"&lt;br /&gt;"Vale mi cerchi un libro arancione?"&lt;br /&gt;Ivan salta giù dalla sedia, raccoglie i fumetti e li getta sulla sopracoperta, poi a carponi tira fuori le scatole piene di vecchi quaderni da sotto il letto. Tasta con il palmo della mano il pavimento, raccogliendo la polvere di almeno un semestre.&lt;br /&gt;"Cosa fai lì ferma? Ti ho chiesto di aiutarmi", dice a Valeria.&lt;br /&gt;Cercano in tutte le tre stanze che compongono la casa. Stanze quadrate, incastrate tra loro, con il bagno che si apre sulla cucina, e la cucina che si apre sulla camera da letto. Guardano negli armadi, negli zaini e sotto il divano, in bagno vicino alla doccia. Valeria corre scivolando  con le calze sul pavimento, mette la testa nelle pentole e in frigorifero, come se fosse possibile trovarci nascosto un libro. Si diverte, le scappa da ridere ogni volta che nota l'espressione preoccupata di suo fratello. Quelle sopracciglia che cercano di unirsi sopra il naso al limite della disperazione. Chiede a Ivan di chi è, il libro. In risposta solo silenzio e cuscini sbattuti.&lt;br /&gt;"Una ragazza, è di una ragazza. E tu l'hai perso", canticchia strascicando le vocali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ivan la guarda, sorride. Il libro è di una ragazza. Si chiama Anna, prende ogni mattina un caffè macchiato al bar dei cinesi, alle sette e mezza circa. Ivan la saluta sempre con un cenno del capo, fanno colazione, ognuno occupato con se stesso, poi escono e vanno in due direzioni diverse, da cinque mesi.&lt;br /&gt;"Ah, lui mi piace un sacco", ha detto Ivan ad Anna una settimana prima, indicando la copertina arancione poggiata sul bancone.&lt;br /&gt;"Davvero? E cos'hai letto?"&lt;br /&gt;"Stralci su internet".&lt;br /&gt;Invece non è vero. Ivan non ha letto niente su internet, e poi ha perso il libro di Anna ancora prima di dare un'occhiata alla prima pagina. Non si ricorda neanche il titolo, o il nome dell'autore. Solo la copertina, arancione con un disegno nero al centro.&lt;br /&gt;Si sono dati appuntamento per quella sera, alle dieci all'indiano di Via Pollaiuolo, dove la birra costa un po' meno. Lo ha proposto lei, per farsi riportare il libro.&lt;br /&gt;"Scendo un attimo in libreria", dice Ivan a sua sorella. Magari lo ritrova, magari tra tutte le copertine c'è quella giusta, quella che serve a lui.&lt;br /&gt;"Sì, ma Ivan, le piante sui balconi moriranno?"&lt;br /&gt;Ivan non capisce subito, non vede perché le piante sui balconi dovrebbero morire.&lt;br /&gt;"Per i grattacieli", gli spiega Valeria. Lo guarda dritto in viso, con la testa leggermente all'indietro per sconfiggere la differenza di altezza. Lo guarda seriamente, con tutta la preoccupazione che si può avere a sette anni.&lt;br /&gt;"No, non moriranno. I grattacieli non fanno morire le piante, sono solo molto brutti"&lt;br /&gt;"E allora perché li costruiscono, se sono brutti?"&lt;br /&gt;"Per far vedere che ce l'hanno più duro", risponde Ivan con tutta la calma che si può avere a diciotto anni.&lt;br /&gt;Valeria non sa cosa voglia dire suo fratello, chi sia quella terza persona plurale. Sta per fargli un'altra domanda. Non fa in tempo che lui è già sul pianerottolo.&lt;br /&gt;"Torno subito, tu intanto controlla le piante".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ivan scende le scale, sfiora con il gomito il corrimano, concentrato su un titolo che non ricorda. Scende le scale senza rendersi conto che dalle finestre dei piani inframmezzati non si vede più il cielo. Solo una parete di vetri che sale verso l'alto, a perdita d'occhio. Ancora più su ci sono solo i becchi delle gru, rossi e stonati. I grattacieli superano di centinaia di metri tutte le case del quartiere, le schiacciano, le sovrastano. Dall'alto Milano sembra un formicaio. Un labirinto grigio che si estende verso il Cimitero Monumentale, verso Buenos Aires e la Stazione Centrale. L'Isola quasi non esiste, oscurata da un paesaggio improvviso, sbagliato,  da un paesaggio che fatica ad appartenerle. E Ivan sembra piccolissimo, mentre cammina per quelle strade di giorno in giorno sempre più buie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-2778586949369747438?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/2778586949369747438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/10/sapessi-come-strano-sentirsi-innamorati.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/2778586949369747438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/2778586949369747438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/10/sapessi-come-strano-sentirsi-innamorati.html' title='Alt un attimo ferma un poco il gioco'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-2235844496172915156</id><published>2010-08-22T16:17:00.008+02:00</published><updated>2011-10-01T21:37:34.940+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>Voce piccolina</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il cantautore guarda in alto, prima o dopo la sigaretta. Verso la falena, il pipisterello, il colibrì milanese notturno, che da due pezzi osserva a cerchi concentrici le braccia, la testa del bassista. Il cantautore guarda in alto, e aderisce a se stesso. Fa aderire una spalla all'altra spalla, un ginocchio all'altro ginocchio, perchè quella cosa che vola gli fa fottutamente paura. Fottutamente, come i sottotitoli italiani di un telefilm americano. La effe e le ti pronunciate forte. Continua a guardare in alto e il colibrì vola, plana, guarda meglio il bassista, torna su e riplana. Poi con noncuranza sotto gli occhi del gruppo, del pubblico, dei fonici, si allontana verso i bagni chimici. Privacy. Il cantautore disaderisce, ricomincia quel suo lavoro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-2235844496172915156?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/2235844496172915156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/08/voce-piccolina.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/2235844496172915156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/2235844496172915156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/08/voce-piccolina.html' title='Voce piccolina'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-707204922649019435</id><published>2010-07-28T13:44:00.009+02:00</published><updated>2011-10-04T00:47:25.659+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>Inni di frontiera</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quindi io se mi danno delle vacanze dormo. Nel senso che le prendo, le vacanze, e mi metto a dormirci sopra. Me ne sto intafognata tra un lenzuolo e l'altro lenzuolo. L'altro lenzuolo però dopo poco si intafogna su se stesso, di lato, e io resto su un lenzuolo solo. Il piede sinistro no, lui rimane tra i due lenzuoli. Ma io e il mio piede sinistro non ci apparteniamo, siamo solo attaccati per decisione esterna. Come il partito e il democratico. Non dormo sempre. Dormo solo dalle sei della mattina alle sei del pomeriggio. Ed è una questione di gran principio, questa delle ore in cui dormire sulle vacanze. Dormo intafognata su un lenzuolo con il piede sinistro nascosto sotto l'altro lenzuolo. E se tu mi guardassi al buio e con poca attenzione penseresti che me l'hanno amputato, il piede sinistro dalla caviglia sinistra. Come il democratico dal partito. Poi capita che mentre sto dormendo io allunghi il braccio verso l'interruttore del ventilatore. Il braccio sinistro. La mia parte destra non è considerabile, quando dormo sulle vacanze. Se tu mi guardassi al buio e con poca attenzione penseresti che non ce l'ho, una parte destra. Arriveresti addirittura a credere che sono una donna a due dimensioni senza il piede sinistro. E questa potrebbe essere una cosa molto carina. Dipende tutto da come la pensi, la bidimensionalità. Accendo il ventilatore con l'indice della mano sinistra perchè fa molto caldo. Comincia a fare un rumore sordo, il rumore degli aerei quando decollano. E allora mi immagino che si stacchi dal soffitto, il ventilatore, e si metta a volare per tutta la stanza. Non un bel volo maestoso però. Un volo scalcagnato, vagamente metallico, compresso tra le mie quattro pareti. Per questo motivo schiaccio di nuovo l'interruttore, e il ventilatore si spegne. Dormo così, intafognata sulle vacanze per tantissime ore. E davvero, guardandomi al buio e con poca attenzione, ti sei convinto che io sia bidimensionale e senza un piede, con un ventilatore che vola sulla mia testa andando a sbattere contro il cassettone e la libreria.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-707204922649019435?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/707204922649019435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/07/smettila-di-parlare-avvicinati-un-po.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/707204922649019435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/707204922649019435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/07/smettila-di-parlare-avvicinati-un-po.html' title='Inni di frontiera'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-9166695080011080365</id><published>2010-06-27T01:35:00.003+02:00</published><updated>2011-10-01T21:38:29.497+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>Altro da me</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vorrei schiacciare le zanzare mentre pungono le persone. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Paf&lt;/span&gt;, sonoramente, tra il collo e la scapola del ragazzo in coda per la birra davanti a me, sul ginocchio di quella che fuma appoggiata ad un furgone. "Grazie". "Non c'è di che". E la serata continuerebbe. Invece a Milano, ma forse anche in altri agglomerati urbani, è richiesto un certo tipo di intimità, per schiacciarsi reciprocamente le zanzare. Quindi serro le labbra strette, e resto ferma a osservare quel quadratino di pelle anonima. E mi sento un po' in colpa.&lt;br /&gt;Un' altra cosa che non posso fare è scoprire come finiscono i tatuaggi degli sconosciuti. Sollevare le maniche delle loro magliette per vedere di che colore sono i capelli della pin-up, o quanti garofani può contenere una spalla. Mi passano accanto gesticolando nel caldo, alzando le braccia per chiamare qualcuno, e io piego la testa di lato, inarco leggermente la schiena per avere la visuale migliore del disegno che indossano. Poi faccio finta di niente, continuo a parlare.&lt;br /&gt;Le relazioni interpersonali sono sempre complesse.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-9166695080011080365?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/9166695080011080365/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/06/altro-da-me.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/9166695080011080365'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/9166695080011080365'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/06/altro-da-me.html' title='Altro da me'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-535045921217091391</id><published>2010-06-17T21:48:00.003+02:00</published><updated>2010-06-17T22:15:09.190+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politichese stretto'/><title type='text'>Piove, governo ladro</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insomma, il punto di tutta la faccenda è che &lt;a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/17/news/zaia_metro-4910395/index.html?ref=search"&gt;i leghisti non vogliono il brutto tempo&lt;/a&gt;. Dice Zaia&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt; che è proprio assurdo, che le previsioni metereologiche diano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"pioggia" &lt;/span&gt;in Veneto. E a metà Giugno poi! Quando lo sanno tutti che in estate non piove - tuona il presidente della regione (come la nuvola sopra di lui prima che scoppi il diluvio). Dare un'immagine distorta della Val Padana, rappresentandola come una landa piovosa e piena di nebbia, è palesemente un complotto contro la Lega, una manovra dei metereologi romani che vogliono distruggere il turismo del nord Italia. Qualcuno prova ad insinuare che, forse, gli conveniva andare a fare i federalisti in Puglia,  in cui pare esserci un ottimo clima, o ancora meglio in Sud Africa (sembra però che anche lì ogni tanto piova - sostengono quelli che seguono i Mondiali). Ma i leghisti sono affezionati alla linea deliziosamente retta del Po (anche se il figlio del loro leader in carica non è mai riuscito a risolvere l'esercizio di geometria della terza prova) e al Rubicone non hanno neanche intezione di arrivarci. A niente sono servite le ballate in milanese che raccontano di giovanotti innamorati che nella nebbia vanno a sbattere contro i pali dei lampioni: la pioggia è utile solo al riso. E il riso, si sa, è roba da cinesi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-535045921217091391?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/535045921217091391/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/06/piove-governo-ladro.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/535045921217091391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/535045921217091391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/06/piove-governo-ladro.html' title='Piove, governo ladro'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-7549570680937387420</id><published>2010-06-08T13:22:00.003+02:00</published><updated>2011-10-01T21:38:05.153+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>The cave</title><content type='html'>“Sto imparando a bere il vino rosso, sapete?”&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Giulia lo dice a voce bassa, con lo sguardo perso verso la superficie del tavolo. Come se non stesse parlando con Ernesto e Francesca ma con i due ippopotami di plastica con cui stanno giocando. Sono due, uno giallo e uno rosa, che tentano di rubarsi a vicenda delle palline colorate con le loro bocche meccaniche. Ernesto e Francesca azionano velocemente le molle, con i nervi dei polsi tesi e le spalle incurvate in avanti. Ernesto si distrae, guarda Giulia che parla stringendo una bottiglia di Coca cola.&lt;br /&gt;“Non stai imparando a bere il vino”, le dice.&lt;br /&gt;Francesca salta giù dalla sedia con un gridolino di vittoria, accennando dei movimenti di bacino che vorrebbero significare compiacimento. Ha vinto, di nuovo. Poi scoppia in lacrime, di nuovo. È la terza partita che vince e la seconda volta che si mette a piangere da quando è tornata a casa dal lavoro. Giulia ed Ernesto si voltano verso di lei, serrano contemporaneamente le labbra.&lt;br /&gt;“Scendiamo a bere”.&lt;br /&gt;Prendono due birre. Giulia ha ancora tra le mani la Coca cola. Entrano in silenzio in ascensore, Francesca ha smesso di piangere e ha tutto il mascara colato attorno agli occhi che la fa sembrare un panda stupito. Il loro appartamento è al quinto piano, cominciano a bere in silenzio. Arrivati al piano terra restano dentro, continuano a bere, Giulia ed Ernesto seduti per terra, con le spalle appoggiate contro la tappezzeria stinta delle pareti, Francesca resta in piedi e ogni tanto si guarda nello specchio. Non si parlano. Quando le bottiglie sono vuote Francesca schiaccia il numero cinque. L’ascensore si rimette in moto con uno strattone.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-7549570680937387420?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/7549570680937387420/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/06/cave.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7549570680937387420'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7549570680937387420'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/06/cave.html' title='The cave'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-8955300321270806135</id><published>2010-04-25T14:05:00.006+02:00</published><updated>2010-05-06T23:42:12.251+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anche io a volte'/><title type='text'>Subway</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E quindi alla fine &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La cavalleria&lt;/span&gt;, il mio racconto, quello che è già uscito su &lt;a href="http://follelfo.wordpress.com/"&gt;Follelfo&lt;/a&gt;, a quanto pare è stato ammesso alla finale di &lt;a href="http://subwayedizioni.com/"&gt;Subway&lt;/a&gt;, che è quella cosa che se la vinci ti distribuiscono nelle metropolitane di tutto il regno, e poi sei felice.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il che significa che fino a venerdì prossimo potrete leggerlo, La cavalleria, e addirittura anche votarlo, &lt;a href="http://subwayedizioni.com/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=485&amp;amp;Itemid=85"&gt;QUI&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Ecco insomma, è un po' così che va. Però evviva.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-8955300321270806135?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/8955300321270806135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/04/subway.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/8955300321270806135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/8955300321270806135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/04/subway.html' title='Subway'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-82034071976143901</id><published>2010-03-30T18:40:00.005+02:00</published><updated>2011-10-01T21:37:19.039+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>D'amore, dialettica e altre sciocchezze</title><content type='html'>"Jean-Paul", disse Simone De Beauvoir a Sartre, in una serata che ci piace pensare particolarmente tempestosa.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Jean-Paul", disse Simone De Beauvoir a Sartre, vedendolo arrivare in ritardo, con quei pochi capelli tutti scarmigliati e l'occhio destro che colpevole distoglieva lo sguardo da lei ancora più del solito, "dove sei stato?".&lt;br /&gt;Lo disse fingendo indifferenza, sfogliando distrattamente le pagine di un librone, perchè non voleva, Simone, che lui la immaginasse come una donnetta fragile e non come la più grande intellettuale di Francia, o quantomeno del loro quartiere.&lt;br /&gt;"Simone", disse Sartre, distogliendo lo sguardo da lei con quello che ci piace pensare fosse un atto di colpevolezza, ma in realtà era solo strabismo.&lt;br /&gt;"Simone", disse Sarte, "lo sai che questo mio problema oculistico fa sì che mentre ti guardo, con tanto amore e dedizione, io non possa fare a meno di guardare anche un'ampia porzione di spazio alla tua sinistra. Per questo motivo ieri, mentre facevamo la spesa, sono stato costretto dalle mie disposizioni fisiche a notare una biondina che comprava del brodo vegetale".&lt;br /&gt;Sartre si interruppe un attimo per valutare la reazione di Simone De Beauvoir, la quale aveva chiuso con uno scatto secco la storia romanzata della coscienza, che pretendeva di far finta di leggere mentre lui le parlava. Jean-Paul Sartre si rese conto che non bastava  la  sua menomazione fisica ad impietosire la più grande intellettuale di Francia, o quantomeno del loro quartiere.&lt;br /&gt;"Simone", disse Sartre allora, con una notevole faccia da schiaffi.&lt;br /&gt;"Simone", disse Sartre "l'ho fatto solo per le mie ricerche filosofiche. Tu sei l'amore assoluto, ma per avere conoscenza di questo mondo io devo anche sperimentare gli amori contingenti. Quella biondina che comprava brodo vegetale è stata un piacere contingente a scopo prettamente accademico, ma poi sono tornato qui da te, mio assoluto amore".&lt;br /&gt;"Merda", pensò Simone De Beauvoir, che era ferratissima in fatto di sistemi filosofici, ma poco scaltra nella quotidianità.&lt;br /&gt;"Merda", pensò Simone De Beauvoir, "concettualmente non fa una piega".&lt;br /&gt;E, incerta sulla risposta, andò a prepargli la cena.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-82034071976143901?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/82034071976143901/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/03/damore-dialettica-e-altre-sciocchezze.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/82034071976143901'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/82034071976143901'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/03/damore-dialettica-e-altre-sciocchezze.html' title='D&apos;amore, dialettica e altre sciocchezze'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-2386324639208080406</id><published>2010-03-14T23:17:00.003+01:00</published><updated>2010-03-15T19:27:55.454+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politichese stretto'/><title type='text'>Amici felici</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il  mio amico &lt;a href="http://moltitudo.blogspot.com/"&gt;Giorgio&lt;/a&gt; ha  disegnato una  vignetta. Tempo fa. Questa vignetta vede ritratti un cane e  un  quotidiano. Più precisamente un quotidiano con una lunga lingua sbavante che   porta sulle spalle un cane che ha degli occhi (anzi un occhio solo)   proprio grossi e stupiti. La vignetta, sempre la stessa, si intitola   "Stampa asservita" e recita "Ora è il giornale che ti porta il cane a   casa".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Ecco a cosa serviva!", ho pensato io. Nessuno, infatti, si è mai preso la briga di comprarmi un cane.&lt;br /&gt;E da allora ci spero sempre, che magari il notiziario della mattina mi faccia il caffè.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_r1UpXh_c5wE/S51g4Ts0LyI/AAAAAAAAACA/W_oBZ33sxq8/s1600-h/img001.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 230px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_r1UpXh_c5wE/S51g4Ts0LyI/AAAAAAAAACA/W_oBZ33sxq8/s400/img001.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5448617644665351970" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-2386324639208080406?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/2386324639208080406/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/03/amici-felici_14.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/2386324639208080406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/2386324639208080406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/03/amici-felici_14.html' title='Amici felici'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_r1UpXh_c5wE/S51g4Ts0LyI/AAAAAAAAACA/W_oBZ33sxq8/s72-c/img001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-379264936572719372</id><published>2010-03-07T21:37:00.004+01:00</published><updated>2010-03-08T02:13:38.022+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose'/><title type='text'>A sua immagine e somiglianza</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Gesù ha fatto un volo di due metri prima di grattugiarsi la faccia sull'asfalto. Le braccia allargate come in preghiera non gli hanno impedito di spaccarsi la testa, che pure non sanguina, a testimonianza di un inutile, solitario miracolo. La gente del quartiere si sporge dai balconi, dai bassi, fa capolino dalle tende scostate, si fa un'idea della situazione: la vespa rovesciata su un fianco, Gesù a terra, e il presunto guidatore, un ragazzino in lacrime, seduto sul marciapiede. Cerca di capire se deve interessarsene oppure no e decide che sì, ci si potrebbe interessare, anche se in questo caso si tratta di affare da poco: a terra c'è un solo ferito, per di più abituato al martirio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;(G. Marchetta - Napoli ore 11)&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;E' uscito un libro. Un libro che è composto da cinque racconti, tutti ambientati a Napoli, tutti alle 11 di mattina. Secondo me dovre&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;ste&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;proprio comprarlo. E poi leggerlo, dopo averlo comprato.  Si intitola "&lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788861890893/marchetta-giusi/napoli-ore-11.html"&gt;Napoli ore 11&lt;/a&gt;" e l'autrice è &lt;a href="http://www.altainfedelta.it/"&gt;Giusi Marchetta&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-379264936572719372?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/379264936572719372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/03/sua-immagine-e-somiglianza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/379264936572719372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/379264936572719372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/03/sua-immagine-e-somiglianza.html' title='A sua immagine e somiglianza'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-3841104392489056862</id><published>2010-02-22T11:24:00.006+01:00</published><updated>2010-02-22T11:58:07.086+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose'/><title type='text'>Denti</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_r1UpXh_c5wE/S4JcPFkjCaI/AAAAAAAAABo/ZXSd8Xm4QCs/s1600-h/im-a-bit-shy-470.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 285px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_r1UpXh_c5wE/S4JcPFkjCaI/AAAAAAAAABo/ZXSd8Xm4QCs/s400/im-a-bit-shy-470.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5441012714080242082" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Basta che prima ritagli due buchi da cui guardare. Il resto è davvero solo questione di divergenze stilistiche.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_r1UpXh_c5wE/S4Jbmw64PxI/AAAAAAAAABg/1oszEpFJGSU/s1600-h/im-a-bit-shy-470.jpg"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-3841104392489056862?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/3841104392489056862/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/02/denti.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/3841104392489056862'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/3841104392489056862'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/02/denti.html' title='Denti'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_r1UpXh_c5wE/S4JcPFkjCaI/AAAAAAAAABo/ZXSd8Xm4QCs/s72-c/im-a-bit-shy-470.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-210197711037693574</id><published>2010-02-11T01:53:00.003+01:00</published><updated>2010-02-11T02:03:49.424+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anche io a volte'/><title type='text'>La cavalleria</title><content type='html'>Ei! C'è un mio racconto, su &lt;a href="http://follelfo.wordpress.com/"&gt;Follelfo&lt;/a&gt;, in cui parlo di rosari ortodossi, Leonardo Da Vinci, supereroi e harakiri. E anche di una gatta che si chiama Bastiglia e di un fidanzato che non parla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comincia così:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La prima volta che aveva ricevuto una sua telefonata, Linda si era sentita domandare cosa ne pensasse del fatto che solo gli uomini potessero usare il komboloi. Era una voce femminile, un po’ roca, sibilava le esse. Non la conosceva."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se volete potete leggerlo &lt;a href="http://follelfo.wordpress.com/2010/02/10/la-cavalleria/"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-210197711037693574?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/210197711037693574/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/02/la-cavalleria.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/210197711037693574'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/210197711037693574'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/02/la-cavalleria.html' title='La cavalleria'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-8135366382921553350</id><published>2010-01-20T23:11:00.003+01:00</published><updated>2010-01-20T23:15:22.004+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Anche l'altezza mi mette paura, e il sangue e i terremoti; per il resto non temo nulla, tranne la morte, il pensiero di mettermi a urlare in mezzo alla folla, l'appendicite, e un attacco di cuore, già, anche questo."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;( Chiedi alla polvere - J. Fante)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo blog non è un albergo. Lo so.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-8135366382921553350?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/8135366382921553350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/01/anche-laltezza-mi-mette-paura-e-il.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/8135366382921553350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/8135366382921553350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2010/01/anche-laltezza-mi-mette-paura-e-il.html' title=''/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-7271446826249026063</id><published>2009-12-07T23:25:00.005+01:00</published><updated>2011-10-01T21:36:51.707+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>Unwashed and somewhat slightly dazed</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Avevo diciotto anni e ogni mattina alle otto e mezza alzavo gli occhi verso l'omino morto di bronzo appeso di fronte a me. Cercavo di tenere la testa sollevata piantando i gomiti contro la superficie del banco e le nocche appena sotto gli zigomi. Avevo deciso che non avrei mai più dormito per un tempo superiore alle quattro ore per notte. Secondo la mia teoria, riuscendo a mantenere stabile un livello di stanchezza piuttosto elevato, sarei stata troppo impegnata a cercare di non addormentarmi per potermi rendere effettivamente conto di quello che mi succedeva intorno. Dopo quattro mesi sembrava funzionare ancora. Guardavo l'omino crocifisso di fronte a me per tutta la mattinata. Ogni tanto abbassavo lo sguardo verso il professore di filosofia e gli chiedevo di raccontarmi di Bakunin. Non cambiavo mai argomento. Avevo cominciato a chiedergli di Bakunin appena si era messo a spiegare Hegel. Ma no, stiamo facendo Hegel, aveva cercato di dirmi. Sì, ma io voglio sapere di Bakunin. In seguito era passato a Marx , io gli avevo detto di raccontarmi di quella volta in cui Marx aveva litigato con Bakunin. Lui l'aveva fatto. Poi aveva cominciato a distribuire fotocopie su Heidegger. Mi parli ancora un po' di Bakunin, gli avevo chiesto io. Ma l'abbiamo già studiato, aveva glissato quel professore di filosofia. E non ne aveva più voluto sentire niente. A parte Bakunin la mia attenzione era rivolta solo all'omino di bronzo. Mi pareva fosse l'unico, in quel contesto, la cui situazione di disagio fosse abbastanza palese da suscitare la mia simpatia nonchè muta comprensione. Non guardare per aria, mi diceva ogni tanto il preside, che insegnava anche greco. Non sto guardando l'aria, volevo dirgli, siete voi che l'avete messo lì, quell'omino agonizzante, io ci passo solo un po' il tempo. Poi però stavo zitta e facevo una smorfia che consisteva nel serrare le labbra e accartocciarle e nel contempo alzare le sopracciglia. Allora il preside sospirava e io sollevavo di poco l'angolo sinistro della bocca.&lt;br /&gt;Quelle quattro ore per notte erano un toccasana, per i miei rapporti umani.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-7271446826249026063?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/7271446826249026063/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/12/unwashed-and-somewhat-slightly-dazed.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7271446826249026063'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7271446826249026063'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/12/unwashed-and-somewhat-slightly-dazed.html' title='Unwashed and somewhat slightly dazed'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-9127882605230224573</id><published>2009-11-27T13:40:00.005+01:00</published><updated>2011-09-30T00:04:12.774+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anche io a volte'/><title type='text'>SLAM X</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pare che ci sarà un reading, a Milano, questo weekend.&lt;br /&gt;Pare che sia organizzato dall'&lt;a href="http://www.agenziax.it/oc_main.php"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Agenzia X&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;sabato 28 Novembre dalle 21.00 alle 3.00&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;domenica 29 Novembre dalle 17.00 alle 23.00&lt;/span&gt;, al csoa &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cox 18&lt;/span&gt;, in via Conchetta, sulle sponde del Naviglio Pavese.&lt;br /&gt;Pare che questo reading abbia un nobile scopo: salvare questa città, che è diventata proprio un postaccio, farci credere, almeno per qualche ora, che "si può vivere anche a Milano".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pare che tra gli autori che interverranno si possano contare anche: Giuseppe Genna, Antonio Scurati, Marco Philopat, Vasco Brondi, Sandrone Dazieri, Antonio Moresco (ma potete trovare la lista completa con gli orari &lt;a href="http://www.agenziax.it/oc_main.php?nid=186"&gt;QUI&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;E pare che &lt;span&gt;ci sarò anch'io&lt;/span&gt;, a leggere sul palco del Cox, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;domenica 29 alle 17.35&lt;/span&gt;. Forse cadrò dalla sedia, forse inciamperò nel filo del microfono, forse mi si incepperà la erre.&lt;br /&gt;Insomma, pare che ci siano un sacco di buone motivazioni per fare un salto, così, se per caso vi andasse.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-9127882605230224573?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/9127882605230224573/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/11/slam-x.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/9127882605230224573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/9127882605230224573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/11/slam-x.html' title='SLAM X'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-6084649994993306060</id><published>2009-11-09T11:03:00.003+01:00</published><updated>2011-09-30T00:03:11.942+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anche io a volte'/><title type='text'>Wimble.doc</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E insomma, a quanto pare &lt;span&gt;ho vinto&lt;/span&gt;, le mie "Navi ribelli di Urano" hanno fatto un ottimo lavoro, distanziando Mrt di ben 32 voti!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Adesso è il mio compare, compagno, amico, chi più ne ha più ne metta, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Michele Turazzi&lt;/span&gt; a ritrovarsi in sfida contro Matteo Pascoletti di Mrt; e inutile dire che questa ultima mano determinerà quale delle due squadre andrà in finale. Quindi, se avete cinque minuti liberi e volete contribuire al perfido meccanismo del voto da casa, potete leggere il racconto di Michele, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;"Il vecchio e l'ombrello"&lt;/span&gt;, &lt;a href="http://www.wimbledoc.com/?p=874"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece qui sotto vi beccate il racconto che ho portato al primo turno (la sfida completa è su &lt;a href="http://www.wimbledoc.com/?p=504"&gt;wimble.doc&lt;/a&gt;). Si intitola &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;"Blu Cina" &lt;/span&gt; e parla di golf claustrofobici, cani moribondi e pranzi di famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Blu Cina&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Volevo dirti di quando non sono venuta a conoscere i tuoi genitori per salvare i miei maglioni dal soffocamento. Tu non lo sai, come sono andate veramente le cose. Per te io sono solo la stronza che è stata attesa per quattro ore mentre tua madre telefonava alle ferrovie per sapere se c’erano ritardi e  il pollo arrosto diventava talmente duro e stopposo da non essere buono neanche per il cane. Io lo capisco, che per te fosse importante presentarmi la tua famiglia, ero anche andata a comprare un vestito con la vita alta e la scollatura tonda, che mi facesse sembrare femminile ma non volgare, nella speranza che tua madre accettasse finalmente la mia presenza nel tuo letto. Volevo davvero conoscere tuo padre, che, mi raccontavi, si vantava di come, in dieci anni di ineccepibile direzione, alla Mivar di Rosignano ci fossero stati solo due scioperi, e il tuo fottutissimo cane in fin di vita da ormai almeno due anni, per cui ogni fine settimana ti precipitavi in Toscana a dargli l’ultimo saluto. Certo, dover dormire in camere separate, con bagni separati, su due piani diversi, mi pareva un po’ eccessivo, ma ho pensato fosse meglio fare finta di niente. Insomma, ero pronta per partire. Avevo appena piegato le mutande e stavo finendo di truccarmi quando mi è sembrato di sentire dei colpetti di tosse isterici che provenivano dalla valigia. Sono rimasta interdetta un attimo, poi ho continuato a mettermi il mascara. E di nuovo ho sentito gli stessi colpetti di tosse.  “Cof, cof, cof”, dei suoni deboli e sommessi provenivano dal sacchetto dei golf. “Devo smetterla di essere così nervosa per uno stupido fine settimana con uno stupido cane moribondo” ho pensato massaggiandomi la tempia. Non ho fatto in  tempo a voltarmi che l’ho sentito di nuovo, il coro di puffi con la tisi, “Cof, cof, cof” e poi delle vocette flebili-flebili che gridavano “Aiutooo, aiutooo”. Potevo distinguerlo chiaramente, un s.o.s. in piena regola che proveniva dall’interno della mia valigia. Non me lo stavo immaginando. Ho aperto la valigia e hanno smesso. L’ho richiusa e hanno ricominciato. Vedi, io volevo davvero venire a pranzo a casa dei tuoi genitori, avevo comprato anche un paio di scarpe nuove insieme al vestito e avevo prenotato un posto vicino al finestrino. Ho fatto di tutto per riuscire a partire, ho provato ad indossare i maglioni uno dopo l’altro, ad appallottolarli nella borsa, a metterli in un ordine diverso, prima in cima uno, poi un altro, ma non stavano bene in nessuna posizione. E ogni volta che provavo a rimetterli impilati in valigia ricominciava il coro di vocette in preda al panico. Quando il treno è partito io ero ancora seduta sul letto a spostare i maglioni dentro e fuori dalla valigia. E a quel punto era troppo tardi. Avrei voluto telefonarti, spiegarti che non era colpa mia se avevo scoperto all’ultimo minuto che i miei maglioni soffrivano di claustrofobia, invece mi hai preceduta tu, con quel “vaffanculo” definitivo. Te lo assicuro, se l’avessi saputo prima, che avevano questo problema, mi sarei organizzata diversamente, ma a quel punto non potevo certo essere così spietata ed egoista da lasciare soffocare i miei maglioni solo per non perdere un treno.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-6084649994993306060?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/6084649994993306060/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/11/wimbledoc.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/6084649994993306060'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/6084649994993306060'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/11/wimbledoc.html' title='Wimble.doc'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-7495210574737923540</id><published>2009-11-05T01:22:00.005+01:00</published><updated>2011-09-30T00:02:40.750+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anche io a volte'/><title type='text'>Le navi ribelli di Urano</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le cose stanno più o meno così:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mesi or sono i compari di &lt;a href="http://follelfo.wordpress.com/"&gt;Follelfo&lt;/a&gt; mi cooptarono per partecipare con loro a &lt;a href="http://www.wimbledoc.com/"&gt;Wimble.doc.&lt;/a&gt; "E' un torneo di racconti tra le meglio riviste letterarie del web", mi dissero e io non potei rifiutare  l'offerta. Ci venne dato l'onore di inaugurare la tenzone, gareggiando contro Il traghetto mangia merda, e vincemmo tre sfide su tre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, dopo innumerevoli peripezie e spargimenti di sangue, siamo finalmente arrivati in semifinale. Ci battiamo questa volta con Mrt, che ha vinto la prima sfida schierando Gianluca Pezzella contro il nostro Gianluca Senis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso tocca a me, se volete vedere la sfida completa (e, perchè no?, &lt;span&gt;votare&lt;/span&gt;) potete farlo a questo &lt;a href="http://www.wimbledoc.com/?p=861"&gt;link&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui di seguito, il mio racconto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;"Le navi ribelli di Urano"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra le molteplici vie per rendere partecipe del proprio disagio chiunque gli stia gravitando intorno quella che Gregorio Arioldi preferisce è indubbiamente la vibrazione della gamba. Polpaccio destro appoggiato su ginocchio sinistro, fa partire la vibrazione con un movimento semi rotatorio della caviglia per poi lasciare che propaghi fino alla coscia ed investa l’intera persona. Seduto sul muretto di fronte al supermercato aspetta che arrivi il momento giusto per passare all’azione, trasmettendo il suo nervosismo vibratorio ad un ragazzo dal colorito arancionemikebongiorno che lo osserva con diffidenza. L’orologio segna le diciotto e quarantacinque, ancora pochi minuti e l’intero popolo impiegatizio, libero dal lavoro, si riverserà tra le porte scorrevoli. Solo allora la confusione sarà tale da permettergli di agire indisturbato. Gregorio si sistema la sciarpa stretta intorno al viso, afferra la bomboletta di colla spray nascosta nel tascone della felpa e, non appena i corridoi si trasformano in un incubo di carrelli e bambini dispersi, si getta nel flusso delirante della spesa serale. Arrivato davanti al ripiano dei cereali afferra i fiocchi di riso ricoperti di cioccolato, spruzza la colla sul retro della scatola e ci attacca la sua ultima fatica: “Bomba di neutroni su Saturno”. Seguono “Il collasso della galassia di Scranz” sugli anelli al miele e “Non ti scordar di me, mia bella venusiana” sui cereali dietetici. Gregorio Arioldi, trentadue anni e undici mesi, il terrore di morire entro i trentatré come Gesù Cristo, è un autore di fantascienza. Dopo aver scritto pagine su pagine di efferate congiure intergalattiche e averle sistematicamente chiuse in un cassetto, ha deciso, con la quasi certezza dell’imminente fine della propria esistenza, di coprire le tabelle caloriche delle colazioni dei suoi concittadini con la propria arte. Ha quasi finito la colonna degli anelli al miele quando si sente chiedere, da una voce delicata ed incerta che non ha niente a che vedere con quella di un addetto alla sicurezza, se per caso è proprio lui Gregorio Arioldi. Gregorio si volta interdetto, tenendo ancora a mezz’aria la colla spray, trovandosi davanti una ragazza dagli occhi grandi che tende verso di lui una scatola degli zerovirgolaunpercentodigrassi in attesa di un autografo. Perché, gli spiega, lo legge fin dalla “Struggente epopea degli aspiratori di raggi gamma”. Gregorio Arioldi è emozionato come il giorno della sua prima missione e, non potendo far vibrare la gamba, che gli è necessaria per mantenere una postura eretta, lascia la palpebra sinistra cadere preda di un tremolio convulso. Chiede alla ragazza dagli occhi grandi se può offrirle un caffè, ma poi, senza attendere una risposta, la trascina con sé di scaffale in scaffale, riempiendole le braccia di pacchi di miscela, cosicché possa berne non uno, ma tutti quelli che vuole. E ancora le compra delle fettuccine e poi del pesto con cui condirle, e un massaggiamuscoli per quando è stanca, e dei supereroi di cioccolato se dovesse sentirsi triste. E alla fine la lascia lì, con due sacchetti di regali, mentre corre via, con la palpebra sinistra che ancora non vuole capacitarsi del suo riconosciuto talento, dimentico di non aver autografato “Lune bordeaux nel freddo siderale” sul retro dei cereali zerovirgolaunpercentodigrassi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-7495210574737923540?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/7495210574737923540/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/11/le-navi-ribelli-di-urano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7495210574737923540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7495210574737923540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/11/le-navi-ribelli-di-urano.html' title='Le navi ribelli di Urano'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-7528020474109520507</id><published>2009-10-11T20:04:00.009+02:00</published><updated>2011-10-01T21:36:30.737+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>Ask the dust</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Sotto questa pressione non esiste completezza. Come in un perenne cantiere. I bordi della fotografia fuggono. Le prospettive si allargano. [...] non finiscono mai, il cantiere, la città, e continuano a cambiare."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;Salivamo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;di terrazza in terrazza verso la cima del Duomo e Veronica zoppicava. Veronica, che conosco da &lt;/span&gt;quando ha lasciato il mio amico e facevamo la spesa per la giornata occupata al supermercato dietro le colonne di San Lorenzo. Si è storta un ginocchio ballando di notte; e non era in discoteca con tacchi, su cubi e cubetti di ghiaccio nella schiena, ma erano le nove e lei teneva un bambino che indossava solo capi firmati. I bambini a Milano crescono in cattività, in case troppo belle per essere reali e con un pavimento lucido su cui non si può pattinare e tavoli in mogano su cui non si può disegnare. E Veronica ballava per far contento quel bambino con tutti capi firmati e in fondo non è importante che sia dovuta salire sul Duomo in ascensore, pagando tre euro in più e facendo vedere la borsa ad un poliziotto campano. Dalla cima del Duomo si vede la casa bellissima del bambino ed anche tutte le altre case bellissime e perfino le case meno belle e le uniche due torri di Milano, una a destra ed una a sinistra. Milano diseguale, disarmonica, cresciuta un po' a caso, come i ciuffi d'erba di una piazzola in periferia. Ed è bassa questa cattedrale bianca ed è minuscola questa città grigia. Quando ero piccola quell'intrico di guglie era immenso e correvo lungo il tetto di marmo tenendomi in punta di piedi, senza fermarmi un secondo e saltavo di lastrone in lastrone pensando che fosse un gioco stupendo. Adesso con dodici anni di più e Veronica che ha male alla gamba aspetto che qualcosa arrivi, o vada, o torni. E da quest'altezza Milano fa paura, Milano ventre di balena. Fa paura, non sapere per cosa queste guglie ci hanno educate e sentire che c'è qualcosa di incompleto in questa gabbia trash per giapponesi e tedesche. La Torre Velasca mentre scorre la sera sembra un vestito di marca che stringe in vita, con tutti i bottoni saltati, con tutte le finestre saltate. Milano cambia incessantemente dopo ogni immersione ed Eraclito dopo l'ennesimo tuffo fa le valige e pensa "fanculo, io di qui me ne vado". Milano vortica, vortica, vortica e non si ferma mai e a noi che siamo su in cima al Duomo sta venendo il mal di mare e quasi abbiamo l'impressione che tutto stia per affondare, portandosi dietro le guglie e i turisti, giù giù nella pancia della balena.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-7528020474109520507?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/7528020474109520507/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/10/ask-dust.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7528020474109520507'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7528020474109520507'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/10/ask-dust.html' title='Ask the dust'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-5866274555851713362</id><published>2009-09-25T12:21:00.005+02:00</published><updated>2011-10-01T19:38:02.913+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politichese stretto'/><title type='text'>Bacia il colpevole</title><content type='html'>Settembrizzatore, s.m., dal francese septembrisateur, "chi compie spietati delitti politici", "chi prese parte ai massacri di settembre del 1792 durante la rivoluzione francese".&lt;br /&gt;Ed era sempre colpa di Marat.&lt;br /&gt;Adesso non è più colpa di Marat. Credo sia questo, a metterci a disagio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;(se dice la verità)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-5866274555851713362?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/5866274555851713362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/09/bacia-il-colpevole.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/5866274555851713362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/5866274555851713362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/09/bacia-il-colpevole.html' title='Bacia il colpevole'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-3837094399284511091</id><published>2009-08-20T09:39:00.002+02:00</published><updated>2009-08-20T09:43:09.166+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose'/><title type='text'>Not alone (yet)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Lo sai cosa penso?"&lt;br /&gt;"No."&lt;br /&gt;"Penso che tutti, una volta nella vita, dovrebbero poter far vivere un oggetto inanimato e farselo amico."&lt;br /&gt;Urge una pausa di riflessione. Dovrei incoraggiarlo?&lt;br /&gt;"Per esempio?" chiedo impensierito.&lt;br /&gt;"Non so, un'arancia."&lt;br /&gt;Si gratta il mento, come fa tutte le volte che rimugina questo genere di pensieri.&lt;br /&gt;"O un martello."&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(D.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Eggers - L'opera struggente di un formidabile genio)&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-3837094399284511091?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/3837094399284511091/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/08/not-alone-yet.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/3837094399284511091'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/3837094399284511091'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/08/not-alone-yet.html' title='Not alone (yet)'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-1695642743051977707</id><published>2009-08-04T17:36:00.008+02:00</published><updated>2011-10-01T21:36:12.264+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>Jusqu'ici, tout va bien.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Federica ha i capelli biondi, lunghissimi. Sono lisci, ma lisci finti, lisci di piastra, che è uno strano oggetto oblungo in ceramica, una sorta di maquillage per capelli. Ha con se una borsa di Chanel, originale, di sua nonna perchè adesso ipotecando un rene riuscirebbe a comprarne solo un manico, fucsia. E sta bene, il fucsia risalta sul vestito nero. Federica è nera e fucsia, un po' bionda e accanto a lei ci sono io. Guardiamo tutte e due verso l'alto, abbiamo il collo piegato all'indietro e la bocca semiaperta come delle foche stupide che aspettano una sardina. C'è stato uno scoppio, all'ultimo piano di quel palazzo all'angolo. I pompieri e la polizia sono davanti al portone da circa mezz'ora, non riescono ad aprirlo. E' ridicolo che non riescano ad entrare in una casa, sono tantissimi e si guardano tra loro un po' imbarazzati, quasi scusandosi con la folla. Federica aspetta il morto, io la strage di stato. Non ci saranno nè l'uno nè l'altra. Anche se il morto sarebbe più plausibile, di venerdì sera in un condominio senza nome. Siamo atroci. Io e Federica. Legate a coppie di mezz'età e adolescenti in vacanza dalla stessa morbosa attenzione per qualcosa che ci riguarda sicuramente meno della presenza di altre forme di vita nell'universo o dell'estinzione della mantide religiosa (che tuttavia mi auguro avvenga presto). Poco prima abbiamo chiesto a dei giornalisti cosa stesse succedendo. Non lo sapevano. Erano lì per fotografare minorenni ubriachi. Da stasera è vietata la vendita di alcolici ai minori di sedici anni, ci hanno detto. Una fetta di liceali sbronze in meno, niente di particolarmente drammatico, insomma. Hanno fotografato Federica mentre teneva in mano una birra, chiedendole di dimostrare cinque anni di meno. Lei ha sorriso dimostrando cinque anni di meno. E poi ci siamo trovate a guardare verso l'alto un punto imprecisato, da dove ipotizzavamo potesse essere venuto lo scoppio. Aspettiamo che succeda qualcosa. Qualsiasi cosa. Che una finestra si spalanchi e un chitarrista ubriaco compaia sul cornicione urlando "Sono il re del mondo" prima di gettarsi tra il pubblico in delirio, ad esempio. Oppure che dal tetto una vecchina circondata da gatti rossi maledica in una lingua arcaica i pompieri, travolti dal loro stesso camion trasformatosi in un robot dalle fattezze umane. Poi guardo le persone intorno a noi, così tristi da togliere il fiato.  E' tutto così triste da togliere il fiato. Siamo atroci. Io e Federica. E fa caldo, incredibilmente. "Andiamo via", le dico. Agosto fa schifo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-1695642743051977707?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/1695642743051977707/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/08/jusquici-tout-va-bien.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/1695642743051977707'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/1695642743051977707'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/08/jusquici-tout-va-bien.html' title='Jusqu&apos;ici, tout va bien.'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-9088635493550440152</id><published>2009-06-29T14:07:00.004+02:00</published><updated>2009-07-21T20:50:39.532+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose'/><title type='text'>Come agnello nel kebab</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/w1ZzeOtEkg8&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/w1ZzeOtEkg8&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Valerio Millefoglie - 14 Gocce di Valium)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-9088635493550440152?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/9088635493550440152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/06/come-agnello-nel-kebab.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/9088635493550440152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/9088635493550440152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/06/come-agnello-nel-kebab.html' title='Come agnello nel kebab'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-7588265767624557896</id><published>2009-06-26T14:45:00.003+02:00</published><updated>2011-10-03T19:17:02.316+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fughe'/><title type='text'>The good, the bad and the ugly</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;FiuFiuuu WaWaWa&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;FiuFiuuu WaWaWa&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;FiuFiiiii WaWaWaWaaa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;FiuFiiiii WaWaWaaa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo 17 anni e cercavo di occupare la scuola, quando uno del collettivo, più grande di me di un paio d'anni, per la prima volta mi ha chiesto di prestargli la catena della bicicletta. Per picchiare i fascisti, mi ha detto. Io ritenevo fosse una nobile causa, picchiare i fascisti e gliel'ho prestata senza fare un plissè. Poi ho passato la giornata accucciata sui banchi davanti all'entrata per fare servizio d'ordine: io e il mio metro e sessanta  avevamo deciso di diventare i katanga del liceo-ginnasio. Mi sentivo pericolosa e importante. Invece ero solo molto magra, senza possibilità di esprimere la mia preferenza alle elezioni e con un mal gestito amore per l'umanità tutta. Quando raccontai  l'episodio a casa mia madre alzò un sopracciglio con una risatina isterica. E basta.  Il mio afflato rivoluzionario distrutto da una smorfia. La verità è che non avevo ben chiaro chi fossero questi fascisti e tantomeno dove si trovassero effettivamente. Quel che è certo è che, se c'erano, non entrarono mai in contatto con la catena della mia bicicletta. Nè quella volta, nè le successive. E forse non erano davvero alla nostra portata, i fascisti pericolosi, all'alba del nuovo millennio, nè era davvero pericoloso dormire in un liceo occupato quando l'unica preoccupazione effettiva era fare in modo di finire nel sacco a pelo del giovane rivoltoso carino. Me ne rendevo conto, che, più che ad una barricata del '48, la situazione in cui c'eravamo cacciati somigliava ad un campeggio  collettivo al chiuso e senza ragni. Ma ero davvero convinta che l'articoletto sulle occupazioni decembrine pubblicato nelle pagine di Milano dopo lo sciopero dei tranvieri contribuisse a cambiare, non dico il mondo, ma almeno la città. Ero davvero consapevole che quel pathos concitato non si sarebbe mai più presentato con la stessa forza. Non ero ancora uscita dall'adolescenza e già vivevo nel ricordo delle esperienze che stavo facendo.&lt;br /&gt;La settimana scorsa avevo 21 anni quando, guardando qualche sampietrino divelto dietro Piazza Fontana,  ho pensato, con un'associazione mentale dura a morire, che passa dal lastricato milanese, all'elogio alla parabola del sampietrino di Andrea Bellini, alla catena della mia bicicletta, "Quanto potevo essere stupida?". E forse era davvero stupida e leggera, la me di qualche anno fa. Ma comincio ad essere sicura che sia stato quel compulsivo attivismo politico minorenne e privo di cognizione di causa a permetterci di diventare, magari non migliori, ma sicuramente più belli. E il Bello, ce l'ha insegnato Platone quando cercavamo fascisti immaginari, è ad un tiro di sampietrino dalla Verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-7588265767624557896?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/7588265767624557896/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/06/good-bad-and-ugly.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7588265767624557896'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7588265767624557896'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/06/good-bad-and-ugly.html' title='The good, the bad and the ugly'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-8704887522598461363</id><published>2009-06-17T15:56:00.003+02:00</published><updated>2009-06-17T16:17:02.170+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose'/><title type='text'>Cose e altro</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;- Come sta Mark?&lt;br /&gt;- Benissimo - Len alzò le spalle.&lt;br /&gt;- Che racconta di sé?&lt;br /&gt;- Ieri sera ha detto che non avrebbe più sputato.&lt;br /&gt;- Sono contento di sentirtelo dire.&lt;br /&gt;- E io sono contento di poterlo dire.&lt;br /&gt;- Cosa avrà da sputare tutto il tempo?&lt;br /&gt;- Beh, gli piace farsi una bella sputata ogni tanto.&lt;br /&gt;- Sì, ma su cosa sputa, o non sputa, in questo momento? - chiese Pete.&lt;br /&gt;- Sul mio Maestro.&lt;br /&gt;- Chi?&lt;br /&gt;- Cristo. Gesù Cristo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(H. Pinter - I nani)&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-8704887522598461363?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/8704887522598461363/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/06/cose-e-altro.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/8704887522598461363'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/8704887522598461363'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/06/cose-e-altro.html' title='Cose e altro'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-6064693129766694397</id><published>2009-06-08T02:57:00.003+02:00</published><updated>2009-06-17T16:15:18.369+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politichese stretto'/><title type='text'>Il sacrificio della patria nostra è consumato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_r1UpXh_c5wE/SixiXbCQ-gI/AAAAAAAAAAU/yK3eMItjrb4/s1600-h/Divina+Commedia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 304px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_r1UpXh_c5wE/SixiXbCQ-gI/AAAAAAAAAAU/yK3eMItjrb4/s400/Divina+Commedia.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5344755012315707906" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:78%;" &gt;&lt;span id="ctl00_MainContentPlaceholder_ctl01_ctl00_lblEntry"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 51);"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare…come dei gabbiani ipotetici.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:78%;" &gt;&lt;span id="ctl00_MainContentPlaceholder_ctl01_ctl00_lblEntry"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 51);"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:78%;" &gt;&lt;span id="ctl00_MainContentPlaceholder_ctl01_ctl00_lblEntry"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 51);"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:78%;" &gt;&lt;span id="ctl00_MainContentPlaceholder_ctl01_ctl00_lblEntry"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 51);"&gt;&lt;span style="font-size:10;"&gt;Due miserie in un corpo solo&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-6064693129766694397?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/6064693129766694397/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/06/il-sacrificio-della-patria-nostra-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/6064693129766694397'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/6064693129766694397'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/06/il-sacrificio-della-patria-nostra-e.html' title='Il sacrificio della patria nostra è consumato'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_r1UpXh_c5wE/SixiXbCQ-gI/AAAAAAAAAAU/yK3eMItjrb4/s72-c/Divina+Commedia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-774304074328413786.post-7589647728331001550</id><published>2009-06-02T10:50:00.002+02:00</published><updated>2009-06-17T16:16:30.789+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cose'/><title type='text'>Magari (magari) ti interessa</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"E - vi preghiamo - quello che succede ogni giorno&lt;br /&gt;non trovatelo naturale.&lt;br /&gt;Di nulla sia detto: è naturale&lt;br /&gt;in questo tempo di anarchia e di sangue,&lt;br /&gt;di ordinato disordine, di meditato arbitrio,&lt;br /&gt;di umanità disumanata,&lt;br /&gt;così che nulla valga&lt;br /&gt;come cosa immutabile".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ecco, io lo trovo molto bello. O forse importante, non bello. Lo ha scritto Brecht, nel 1930, che per lui (e un po' per tutti) era proprio un periodaccio. E mi ha ricordato le streghe del Macbeth quando all'inizio, proprio nelle prime righe, saltellano tra tuoni e lampi declamando &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Fair is foul, foul is fair" - &lt;/span&gt;con tono possibilmente tra il concitato e il gracchiante -. E tutta quella storia dell'ordine politico che si riflette sull'ordine del creato e che, in sostanza, se rinchiudi dei bambini nella torre di Londra perchè la loro esistenza ti infastidisce, ci sta anche che la civetta canti di giorno (ma questo non c'entra, anzi, c'entra, ma è un altro plot)&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Sì insomma, magari ti interessava sapere che sei autorizzato a trovare innaturale anche ciò che sembra essere diventato la regola.&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;Rettifico: non è che tu sia proprio autorizzato, però se ci fai un pensierino, possibilmente in silenzio e senza testimoni, non credo possa succederti niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Ah, si intitola "L'eccezione e la regola", l'opera di Brecht)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/774304074328413786-7589647728331001550?l=amilanononfafreddo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/feeds/7589647728331001550/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/06/magari-magari-ti-interessa.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7589647728331001550'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/774304074328413786/posts/default/7589647728331001550'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://amilanononfafreddo.blogspot.com/2009/06/magari-magari-ti-interessa.html' title='Magari (magari) ti interessa'/><author><name>matilde</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00887080333123633447</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
